XXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
Gesù: un’icona per gli altri o il vivente per te?
Dal Vangelo di Matteo (Mt 16, 13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Il Commento di don Michele Sciotti
Fratelli carissimi,
la domenica odierna, XXI del Tempo Ordinario, cade in un periodo di questo caldissimo mese di agosto nel quale, ormai, le vacanze estive volgono gradualmente al termine. Dopo i grandi “esodi” verso i luoghi di vacanza (che hanno caratterizzato l’ultima parte dello scorso mese e i primi giorni di questo), piano piano cominciano i “contro-esodi” in vista della ripresa delle attività quotidiane.
In tutto questo andirivieni, c’è un denominatore comune che può essere assunto, simbolicamente, quasi come una metafora della nostra intera esistenza: il viaggio. Per chi crede, infatti, la vita terrena non è che una tappa di un grande viaggio che, un giorno, è cominciato nella mente e nel cuore di Dio e che a Dio stesso, inevitabilmente, ci ricondurrà. Ed è proprio dal viaggio che vorrei prendere le mosse nel commento al vangelo di questa domenica.
Ci sono domande, infatti, che non puoi farti all’inizio di un viaggio. Devi prima vedere, camminare, toccare con mano. Dopo un anno passato a celebrare i misteri di Cristo — dalla Sua nascita alla Sua Ascensione — oggi Gesù ci ferma e ci mette alle strette. Non vuole sapere quanto abbiamo studiato, ma quanto abbiamo compreso. La Sua domanda non è una curiosità statistica; è un “esame del sangue” alla nostra anima.
Gesù chiede: «La gente, chi dice che io sia?» A questa domanda oggi la gente risponde ancora (forse) con ammirazione, ma con una distanza di sicurezza. Per molti Gesù è un grande profeta, un rivoluzionario che ha dato voce ai poveri, un uomo libero che contagia con la sua libertà. Ma attenzione: oggi viviamo un parassitismo letterario e mediatico. Gesù è ovunque: nei film, nei romanzi scandalistici, nei talk show. Lo usano per vendere libri o per fargli dire ciò che l’ideologia del momento desidera. È presente come idea o, se vi piace, come personaggio, ma è assente come Signore. È un Gesù che fa scena, ma non fa vita. È un Gesù in cui c’è Dio, ma che non è Dio.
Se alziamo il livello dell’uditorio, poi, la situazione si fa ancora più inquietante. Gesù è il grande escluso dai dialoghi che contano. Nel dialogo tra scienza e fede, si parla di un “Architetto dell’Universo”, ma si mette tra parentesi l'Uomo di Nazareth. Nella filosofia, spesso si discute di concetti astratti, ma Gesù non è un concetto: è un fatto storico, è carne e sangue. Perfino nel dialogo tra le religioni, il Suo nome viene spesso taciuto per “non disturbare”, in nome di un presunto e malcelato politicamente corretto. Di questo passo, abbiamo finito col creare un Dio senza volto e una fede cristiana senza Cristo. Ma una fede che pretende di dirsi cristiana e che, di fatto, non confessa Gesù come Figlio di Dio è una fede che non vince il mondo, perché non ha il coraggio della Verità.
Gesù, a questo punto, rompe gli indugi. Si gira verso di noi, verso di te, e chiede: «Ma voi, chi dite che io sia?». Qui non puoi più citare i libri, né puoi semplicemente nasconderti dietro i decreti dei Concili, le definizioni della Chiesa o gli insegnamenti ricevuti al catechismo (qualora siano stati ricevuti). Per farla breve: non puoi più vivere di una fede per interposta persona!
Pietro risponde per tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È una risposta che abbiamo imparato a memoria, che ripetiamo meccanicamente nel Credo ogni domenica. Ma attenzione: una verità semplicemente ripetuta meccanicamente è una verità morta. Se la tua risposta non è un atto della tua libertà, se non è trapiantata nel tuo cuore, resta una poesia inutile. Gesù non cerca ripetitori: cerca testimoni!
Alla fine del Vangelo, Gesù ordina ai discepoli di tacere. Si tratta del cosiddetto “segreto messianico”, che allora il Signore imponeva ai suoi perché il mondo non era ancora pronto a accogliere la rivelazione che Dio stava facendo di sé proprio mediante la persona di Gesù, in particolare nel momento supremo della Croce, quando per bocca (non a caso) di un pagano (il centurione) avviene la piena rivelazione dell’identità di Gesù, con parole analoghe a quelle qui usate da Pietro.
Oggi, tuttavia, l’ordine di Gesù è ribaltato. A noi, che abbiamo visto il Risorto, viene ordinato di gridare. Non si tratta di fare propaganda, ma di dire a questa società — che si interroga confusamente su Gesù — che Egli è il senso profondo della storia e della nostra stessa vita.
Ognuno di noi, fratelli carissimi, oggi deve portarsi a casa questa sfida: «Chi è Gesù per me? Che posto occupa nella mia giornata?» Non diciamolo solo con le parole. Diciamolo con la nostra vita, perché la Verità non è mai prigioniera se trova un cuore libero pronto a manifestarla.