XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
Solo i piccoli sono in grado di cogliere i misteri del regno di Dio
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Il Commento di don Gabriele Dipaola
L’esclamazione solenne con cui inizia il vangelo di oggi è una delle poche preghiere di Gesù riportate dai vangeli: “Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (v. 25).
A metà della vita pubblica il bilancio non poteva che essere considerato deludente. Di fronte a un simile fallimento noi avremmo lasciato cadere le braccia, Gesù invece si rallegra e benedice il Padre per quanto è accaduto.
Eppure ora Gesù benedice. Sul crinale della disperazione Gesù si lascia plasmare interiormente, dimorando presso il Padre. In questa dinamica ritrova profondamente vita. Nel suo rimanere con Dio Padre, anche le contraddizioni possono sciogliersi. Gli occhi possono essere aperti. Aperti sulla stessa realtà, per scorgerne l’orizzonte, per osare affidarsi a cieli e terra che possono essere rinnovati – non da noi, ma nella nostra disponibilità. Persino nello smarrimento e nell’angoscia. “Tieni la tua vita agli inferi e non disperare!”, secondo l’espressione di Silvano dell’Athos, monaco assetato di Dio, testimone di speranza.
“Ti rendo lode” è sia preghiera di ringraziamento sia confessione di fede: la fiducia in Dio permette di rielaborare interiormente ogni vissuto, con gratitudine.
Gesù mostra il volto del Padre, da cui tutto ha ricevuto in maniera gratuita e libera. Al Padre semplicemente “è piaciuto” rendersi presente, avvicinarsi a quanti gli fanno spazio, come i piccoli, gli umili, quanti non hanno niente da difendere. “È piaciuto” farsi conoscere da quanti sono, si sentono o si fanno piccoli non posando la loro fiducia in se stessi, nella loro sapienza e intelligenza, o nei precetti della Legge, nel dover adempiere qualche osservanza per poter riconoscersi o essere riconosciuti “giusti”. Perché il volto del Padre che Gesù è venuto a far conoscere non è rinchiuso in precetti e osservanze né in chi presume di essere già a posto, di non aver bisogno di nessun altro.
“Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato” (Mt 10,26), dice Gesù poche pagine prima. È il Vangelo, la buona notizia del Regno veniente a essere svelata: non un Dio lontano e incomprensibile, appannaggio di pochi, ma il volto del Padre rivelato nel modo di vivere dell’uomo Gesù. Da qui nasce l’annuncio che segue, che non è una vuota consolazione. Gesù invita l’umanità “stanca e oppressa” dal peso della vita, da qualche vano cercare, ad andare a lui: andare a lui come si va verso una persona attesa, verso una fonte d’acqua, non verso un manuale di precetti da osservare o un’etichetta in cui dover rientrare. Gesù stesso propone di dare ristoro: il vero riposo sta nel respirare dentro una relazione che fa sentire accolti, che fa sentire di poter essere amati per quel che siamo.
Gesù, il Figlio, evoca il suo modo di sentire, da cui ciascuno può imparare, può provare a conformare il cuore: la sua umiltà e la sua mitezza. Gesù è umile, docile al Padre, obbediente alla sua volontà di bene per tutti e per ciascuno. Gesù è mite, è capace di essere più forte della sua forza, di mettere a servizio la sua rettitudine come misericordia e benevolenza, è libero dalla paura.